Non è un racconto vero e proprio, ma più una descrizione di un particolare stato d'animo, scusate se talvolta troverete dei punti di difficile fluidità, ma non è affatto semplice esprimere queste sensazioni... Buona lettura!!!
Monique era sdraiata nel letto, le ginocchia strette al petto. Era tardi, molto tardi. Le 2 di notte erano già passate da un pezzo e lei era ancora sveglia. Dannate lacrime continuavano a rigarle le guance, scivolando lungo il collo. Il battito del suo cuore era irregolare. Teneva le labbra strette forte fra i denti, nel futile tentativo di non emettere alcun suono. Mille pensieri, paure, ansie, preoccupazioni, le vorticavano follemente nella testa, veloci e confusi, uno sopra l’altro. Al centro del petto aveva un vuoto immenso, pronto soltanto a divorarla.
Un sospiro e dopo poco un altro, e un altro ancora. Vani tentativi per frenare quel fiume di dolore che le sgorgava dal petto.
Finalmente Monique riuscì a trovare la forza di calmarsi, e le lacrime smisero di fluire. Si asciugò le guance con una mano, poi, afferrato un lembo del lenzuolo, se lo passò sul collo. Distese le gambe lungo il letto, si girò su di un lato, e spostò il cuscino ben sotto la testa. Aprì gli occhi nell'oscurità e allungò la mano in cerca del cellulare poggiato sul comodino, perennemente acceso. Il display si illuminò subito, e Monique cercò a fatica di mettere a fuoco la vista. Nulla, nessun messaggio. Guardò distrattamente l'ora, certa che da lì a pochi minuti se la sarebbe già dimenticata. Delusa e amareggiata rimise apposto il telefono.
La testa piena di pensieri le faceva quasi male, mentre le lacrime minacciavano di uscirle dagli occhi chiusi a forza. Tutto ricominciò di nuovo: calma, sofferenza, calma, sofferenza, calma, sofferenza... in una sorta di strana altalena, fino a quando il suo respiro si rilassò e il cuore rallentò fino a che il ritmo cardiaco non si regolarizzò e i pensieri divennero sempre più incoerenti e distanti. Monique sentì che l'incubo notturno era ormai finito e si lasciò delicatamente avvolgere dall'oscurità del sonno e dal suo caldo abbraccio. I demoni della mente, che fino a pochi istanti prima la torturavano si dissolsero nel nulla più assoluto e l'ultimo pensiero coerente che aleggiò nella sua mente fu che domani sarebbe stato un altro giorno e che a quello che sarebbe successo ci avrebbe pensato soltanto domani.



“Amor, ch’ha nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona. ”

